Haven

STORIA

La Haven, battente bandiera greca, quarta di una serie di quattro navi gemelle, fu costruita presso i cantieri Asterillos Espanoles di Cadiz in Spagna. La petroliera del tipo VLCC (Very Large Crude Carrier) ovvero nave cisterna di grandissime dimensioni adibita al trasporto di greggio aveva una portata lordo di 232,166 tonnellate. Il 9 Aprile del 1991 dopo aver scaricato 80.000 tonnellate di greggio per Tamoil al porto di Genova, la nave si posiziona in rada fuori dal porto in attesa di altre disposizioni. Nella mattina di giovedì 11 è stato necessario riequilibrare il carico ( 144.000 tonnellate ) rimasto nelle stive, spostando parte del greggio da una cisterna all’altra. Viene effettuato cosi;  il “tank skipping” ( trasferimento da un contenitore all’altro) del petrolio dalla cisterna numero 3 alla n.1 utilizzando un’apposita pompa di travaso. Sono le ore 12.10 quando si sente un colpo molto forte  che sembra il rumore di una sbarra di ferro. La sbarra della pompa continuando a sbattere provocò le prime scintille che innescarono l’incendio. Da li seguirono differenti esplosioni. In pochi minuti si scatenò l’inferno,le fiamme si impossessarono della nave mentre l’equipaggio cercava di salvarsi gettandosi in mare.Il 12 Aprile la nave è agganciata da un rimorchiatore e trainata verso costa al largo di Arenzano, per agevolare i lavori di bonifica.
Durante il traino il troncone di prua lungo 95 metri si spezzò, andando a fondo su un fondale di circa 480 metri. La parte poppiera della nave lunga circa 250 metri, affondò alle ore 10.05 del 14 aprile 1991 su un fondale di 80 metri. In questi anni il relitto è divenuto un MUST per migliaia di subacquei di tutto il mondo, pur essendo priva della prua, la nave misura ancora una lunghezza di circa 250 e larga 50 metri. In altezza è paragonabile a un palazzo di 18 piani, per questo la super petroliera è stata eletta la regina del Mediterraneo.

PIANIFICAZIONE IMMERSIONI

Il modo migliore per visitare il relitto della superpetroliera è quello di suddividere lo scafo in più sezioni. È consigliato affidarsi all’appoggio logistico delle guide sub locali e alla loro pianificazione dell’immersione, dettata dalla profonda conoscenza del relitto. Naturalmente chi intende immergersi per la prima volta sulla Haven è opportuno che lo faccia in condizioni ottimali. Non solo per una questione di sicurezza,  ma soprattutto perché con acqua limpida già durante la discesa si può iniziare ad osservare integralmente la sagoma del relitto. Quattro sono le zone del relitto più comuni e semplici da visitare e ovviamente andrebbero programmate soprattutto in funzione delle capacità e della certificazione in possesso da ciascun subacqueo. Esse sono: l’immersione standard, la coperta di proravia incluso il cassero, la coperta di poppavia, la falla laterale con timone ed elica.

IMMERSIONE RICREATIVA STANDARD: DA -33 A -40 Mt (certificazione minima necessaria: deep diver -.40 metri abilitati alla decompressione )

A poppa della nave troviamo un imponente cassero, paragonabile ad una casa alta 23 metri dove erano dislocati nei vari piani, 6 in totale, il ponte del comandante, del direttore, gli alloggi degli ufficiali e sottoufficiali. Il punto meno profondo, – 33 metri è la controplancia costituito dal tetto della cabina di comando dove è rimasto, a far da guardiano solitario, il “grafometro”. Questo strumento serviva a leggere la distanza dalla costa dal punto in cui si trovava la nave durante la navigazione. Il piano sottostante – 36 metri è costituito dal ponte di comando,dove è presente la sala nautica dalla quale veniva governata la nave. Tale area è priva di tutti gli strumenti di navigazioni, bruciati durante il naufragio.A – 39 metri troviamo il ponte del comandante collegato tramite un cavo alla parte terminale della ciminiera, posto di fronte al castello di poppa. Questo per rendere più agevole la traversata di andata e ritorno nel blu.La ciminiera che in origine era più alta, è stata tagliata per ragioni di sicurezza legata alla navigazione. La struttura dell’imponete cassero, come del resto la ciminiera e due bighi laterali, appoggiano sulla coperta di poppa a quota – 57 metri. Il bigo di diritta presenta ancora la gru cui era agganciato un cavo in grado di sollevare sino a 12 tonnellate: erano impiegati per il carico di merci.

IMMERSIONE TECNICA ALLA SEZIONE PRODIERA (certificazione minima necessaria: abilitazione all’immersione tecnica a – 60 Mt )

Immersione notevolmente più impegnativa della precedente perché si raggiunge la profondità massima della coperta, – 56 metri. Per essere davvero gustata a fondo e con raziocinio, è bene però suddividerla in due specifici itinerari. Il primo verso proravia è finalizzato al raggiungimento del punto esatto della deflagrazione che ha determinato il distacco della prua dal resto dello scafo. Il secondo, la visita dei ponti, è invece più stuzzicante e è dedicato ad una perlustrazione della zona antistante il cassero e successivamente all’ispezione dei vari ponti da completare durante la risalita. Punto di partenza per entrambe le soluzioni è, come di consueto, la controplancia del castello di comando. Verso proravia per visitare la coperta si procede verso prora accompagnati dai fasci di tubazioni di differenti diametri, alcuni dei quali erano destinati al trasferimento ed altri al travaso del carico, a cui si sommano sfiatatoi di gas a collo d’oca. La coperta si presenta come un dedalo di condotte che corrono dritte, convergono, si scavalcano, fino alla cisterna N° 3, oltre la quale appare la zona della deflagrazione iniziale. Giunti fin qui e osservato quello che rimane della prua, non rimane che riprendere la strada di ritorno, facendo attenzione a curiosi incontri tra i tubi della coperta, perché non è improbabile trovarsi a tu per tu con qualche bell’esemplare di grongo. E’ certamente questo l’itinerario meno consigliato dalle guide subacquee, a causa della lunga pinneggiata che richiede e che si effettua ad una quota di tutto rispetto, ma anche e soprattutto perché la visione di condotte piegate e lamiere divelte suscita ben poche emozioni. La visita dei ponti, prevede di svoltare indietro e far rotta oltre le alette della plancia portandosi sul piano della coperta. A questo livello, che fa da basamento al cassero, sempre seguendone le paratie si può accedere a più locali, i quali attraverso porte e finestre consentono una breve penetrazione. E’ così che girovagando si incontrano in successione la sala di controllo del carico, la saletta di bordo, le celle frigorifere per la carne, per il pesce, per il latte ed i formaggi, la cambusa, la cucina ubicata centralmente alla nave, fino a raggiungere l’infermeria ed ancora, in successione, la lavanderia ed il locale antincendio accessibili attraverso alcune porte poste sulla fiancata di sinistra. Naturalmente si tratta dei locali più esterni, perché poi internamente, sullo stesso piano, collegati da corridoi si trovano altri piccoli vani destinati allo stivaggio di materiale di bordo e di provviste alimentari. Risalendo di un piano, dalla coperta si raggiunge il ponte lance, a quota – 52 metri, dove naturalmente non vi è più traccia delle imbarcazioni, sono rimaste soltanto le piccole gru che le sostenevano. In origine le lance erano due, una per ciascun bordo ed erano omologate per ospitare 47 persone ciascuna. è questo il piano dove erano ubicate le cabine dei marinai. Da poppa del cassero, imboccando una delle molteplici scale esterne che contribuiscono a impreziosire l’architettura della Haven ci si porta al ponte sottufficiali, la cui disposizione dei locali è speculare alla sopradescritta. Una nuova rampa di scalini ed ecco un ampio terrazzino che oltre a segnare i 48 metri dalla superficie porta al ponte degli ufficiali. Da questo terrazzo si ha un’ottima panoramica della zona sottostante, delimitata tra il castello di comando ed il cofano del fumaiolo. Risalendo ancora un piano ecco il ponte del direttore o comandante di macchina, a – 44 metri di profondità. Ispezionato anche questo ponte si può risalire direttamente al top del cassero passando o per le ultime scale laterali che conducono ai piani superiori (ponte di comando e quello del comandante già descritte nell’immersione standard); oppure seguendo direttamente le alette di plancia .Durante questa immersione si possono osservare le paratie completamente ricoperte da passamani, condutture e valvole, deformati o parzialmente colati, che insieme al benthos sessile continuano ad ornare l’ossatura metallica dello scafo.

IMMERSIONE TECNICA ALLA SEZIONE DI POPPOVIA ( certificazione minima necessaria: abilitazione all’immersione tecnica a – 60 Mt )

Certamente non meno affascinante dell’esplorazione del cassero, questo percorso si presenta abbastanza impegnativo perché si sviluppa costantemente ad una profondità di 56 metri. La coperta, infatti, si raggiunge scendendo ponte dopo ponte a poppavia del cassero, fino a trovarsi dirimpetto, alta come un mausoleo, la struttura della ciminiera. Sulla coperta, vi sono sparse parecchie parti di attrezzature di bordo, come ad esempio il braccio di un bigo posto tra bitte d’ormeggio e passacavi. Lo stesso cavo in acciaio che è ancora alloggiato nel bozzello è steso in coperta, come pure i cappellotti di altre valvole di sfogo, che sono totalmente rimossi o parzialmente rovesciati. Il secondo bigo a dritta dello scafo è invece alto e imperioso, fiero di essere sopravvissuto allo scempio creato dal fuoco. Gli fa compagnia una breve ma invitante rampa di scale che conduce sulla parte superiore del cofano, sopra il quale poggia la struttura del fumaiolo. Sotto il terrazzino del ponte lance, proprio di fronte all’ingresso della riposteria, era sistemata una specie di minibar di supporto al personale di guardia. C’è una scala che conduce al ponte superiore e questa è l’area, dove maggiormente sono presenti i polipi dei coralli gioiello. Se ne trova una quantità incredibile e soprattutto di differenti colorazioni: verdi, rosa, gialli, completamente estroflessi intenti a catturare come mani tese, il maggior nutrimento possibile trasportato dalle correnti. Formano intere colonie tanto sono fitti, capaci di ricoprire completamente ringhiere e balconate dei vari ponti.

IMMERSIONE TECNICA ALLA FALLA LATERALE, TIMONE E ELICA ( certificazione necessaria: trimix ipossico )

Come di consueto anche questo itinerario ha inizio dalla controplancia e consente far visita a quello che la superpetroliera, ancora in superficie ed avvolta dal fuoco, orgogliosamente ha mostrato al mondo intero: la gigantesca pala del timone e quelle dell’elica. Prima di arrivare al cospetto dell’obiettivo di questa esplorazione si può anche osservare la potenza con cui l’ultima esplosione avvenuta a bordo ha ridotto parte della murata esterna a sinistra dello scafo. La quota in quel punto varia dai – 62/63 ai – 67/68, dipende molto da dove ci si posiziona. Proseguendo l’esplorazione ma mantenendo questa quota, si prosegue verso la volta di poppa, altro punto di interesse dove sono ubicati timone ed elica. La dimensione dello specchio di poppa è notevole e rende ancora più buio un punto di per sé già poco illuminato a causa della profondità. Il lato superiore del timone a pala compensata segna quasi i meno 70 metri dalla superficie. Sprofonda giù nel verde cupo e occorre scendere fin sul fondo per trovare il lato opposto. S’incontra anche l’elica, il punto da sempre più affascinante di una nave. Le dimensioni sono imbarazzanti, notevolmente in linea con tutte quelle dello scafo. Una persona può danzare tranquillamente in mezzo alle pale.

Location: Arenzano (GE)
Tipo di nave: Super petroliera
Lunghezza: 334 Mt
Larghezza: 51 Mt
Portata lorda: 230 tonnellate
Altezza: 26 Mt
Velocità a pieno carico: 15,3 nodi
Profondità massima: 80 Mt
Profondità minima: 40 Mt
Profondità media: 54 Mt
Visibilità: buona
Corrente: debole
Grado di difficoltà: vari livelli